CyberKickBullying

di Madarom ASD

IL PROGETTO

Il progetto si propone di immergere i giovani nella kickboxing, ove il fascino dei sacchi da boxe ed il ring diventano un setting di sviluppo della soggettività.

PRESENTAZIONE DEL PROGETTO

Considerando le connotazioni dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo, in un contesto in cui l’iper connessione genera stati di abbandono, solitudine e paura, sprofondando in un paradossale ed emergenziale isolamento giovanile, la promozione di una pratica sportiva, adeguatamente strutturata ed orientata a provocare quelle stimolazioni positive, nelle aree motoria, psichica, intellettiva e sociale dell’individuo, coinvolgendolo nella sua totalità, contribuisce allo sviluppo di un comportamento prosociale, volto al contrasto di agiti antisociali e criminali dei giovani. 

Giulianotti (2005) intende lo sport quale “strumento per promuovere maggiori diritti umani ed un ideale intrinsecamente liberaldemocratico, con il suo focus su temi quali il fair play”, incoraggiando l’umanitarismo. A tal proposito, nel codice europeo di etica sportiva, si rilevano le considerazioni eticamente intese, insite nel “Fair play” ossia Gioco leale, lasciati non alla mercè della sfera facoltativa dell’essere umano, bensì come nucleo essenziale di ogni attività sportiva. Santos (2009) afferma che “l’organizzazione e la pratica dello sport senza considerare l’etica e la morale possono portare le persone a screditare i valori positivi aggiunti quando si pratica lo sport in tutte le sue dimensioni: educativa, comunitaria e ricreativa”. 

Dunque, educare al “Fair play” rimanda ad uno sviluppo dello spirito sportivo inteso quale insieme di norme stabilite, costitutive dello sport nello specifico, assumendo lo sport, un ruolo trainante verso i valori di rispetto, tolleranza, uguaglianza, sostenibilità e responsabilità. Pertanto, la pratica sportiva connotata da impegno, sacrificio, rispetto per le regole, interazione con sé e con i compagni, contribuisce fortemente allo sviluppo educativo e di socializzazione. Altresì, favorisce La conoscenza di se stessi come persona, delle proprie potenzialità, delle capacità di controllo delle emozioni, del superamento di stati d’ansia e tensioni, oltre all’acquisizione di schemi motori e capacità motorie specifiche.

Il trattato di Amsterdam del 2 ottobre 1997 evidenzia i valori sociali ed educativi trasmessi dallo sport, quali “l’autodisciplina, la sfida dei limiti personali, la solidarietà, la sana competizione, il rispetto dell’avversario, l’integrazione, la lotta contro ogni forma di discriminazione, lo spirito di gruppo, la tolleranza e la lealtà”, egualmente Gonzalez (2001) indica lealtà, cooperazione, forza di volontà, resistenza psicologica, dignità, onestà, solidarietà, disciplina e rispetto reciproco. 

A parere della scrivente, la pratica sportiva diviene lo strumento di prevenzione del disagio giovanile che, contribuendo a forgiare identità, in un’ottica di inclusione sociale, avvicina le persone, costruendo lo spirito di tolleranza e di accettazione delle differenze, veicolando efficacemente i valori educativi.

All’isolamento d’identità, conseguente ad una sovraesposizione ai social, si suggerisce un percorso sportivo accanto ai propri pari, per meditare, riflettere e condividere desideri, insicurezze ed agiti. Di seguito esposta la trattazione di obiettivi, modalità di attuazione e contesto della pratica sportiva Kickboxing (letteralmente significante “tirare di calcio e di pugno”), considerato, dalla scrivente, strumento di soddisfacente efficacia al contrasto dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo. Tale pratica, che raccoglie l’eredità delle tradizionali discipline di lotta orientali, nasce negli USA nel 1974, con il nome di “full contact karate” per poi svilupparsi in Europa, grazie all’attività del francese Dominique Valera e del tedesco Georg Bruckner che nel 1976, a Berlino, organizzarono il primo torneo di valore mondiale, tra una rappresentativa americana e una europea.

OBIETTIVI E DESTINATARI

I giovani dagli anni 11 agli anni 18, intrappolati nei fenomeni di bullismo e cyberbullismo, sono destinatari del progetto che fornisce loro, una motivazione di efficace coinvolgimento, utilizzando il fascino suscitato dal mondo sportivo della kickboxing o dai coetanei che hanno sperimentato direttamente come la pratica sportiva sia una vera e propria metafora di vita. Una sfida da perseguire con passione, sacrificio ed impegno reagendo dinnanzi le sconfitte con il supporto di pari che condividano empaticamente vissuti, desideri e sofferenze ma al contempo, anche vittorie, gratificazioni e rinascite.

Un primo obiettivo è quello di favorire lo sviluppo del sé e di una ridefinizione dell’identità reale, per i giovani adolescenti sovraesposti ed imprigionati nei social, a tal punto da far gestire la propria identità alla rete, un’identità talvolta aggressiva costruita su immagini falsate, i cosiddetti selfie, che portano a denigrare chi non risponde a specifici requisiti; una confusione di identità ben spiegata nell’affermazione di Erik Erikson: “Non sono quello che dovevo essere, non sono quello che sto per essere, ma non sono neppure quello che ero”. 

Non è necessario autoritrarsi per affermare la propria esistenza, che peraltro, in tal senso, risulta direzionarsi all’individualismo ed all’egocentrismo; la pratica sportiva adotta modalità comunicative immediate fra coetanei, in linea con la peer education (educazione fra pari) ove ciascuno manifesta il proprio sé, lasciando quell’identità falsata e costruita virtualmente; il ring diviene il setting ideale ove il bullo/cyberbullo abbandona quella corazza violenta per porsi in ascolto dell’altro e la vittima ridefinisce positivamente se stessa, entrambi avvertendo la comunanza del destino, ove l’eventuale fallimento implica il doversi rialzare, senza, per tale motivo, perdere il proprio valore. 

Nello specifico, la peer education, indica un modello di educazione e interazione fra coetanei, presente nei paesi anglosassoni ed in particolare negli Stati Uniti. E’ utilizzata nell’ambito della prevenzione primaria di problemi connessi alle dipendenze, mediante coetanei dotati di leadership che promuovono uno stile di vita sano. Altresì un giovane affermato a livello sportivo potrà condividere la propria esperienza, manifestando una prossimità maggiore ai bisogni del coetaneo, di quanto possa farlo un adulto di riferimento. Tale pratica sportiva aiuta ad essere ed esserci, ponendo l’attenzione su di sé, motivazione principale dei giovani dipendenti dai social, ma al contempo, ad accorgersi e porsi in ascolto dell’altro.

Ne consegue un secondo obiettivo, ovvero il rispetto dell’altro, mediante veri e propri scambi di ruolo sportivo, finalizzati a sviluppare l’empatia, ossia la capacità di immedesimarsi nell’altro e percepirne le reazioni emotive. 

A tal riguardo, i bulli ed i cyberbulli sono affetti da un analfabetismo emotivo che non consente un riconoscimento neanche delle proprie emozioni, dunque la kickboxing può supportare i giovani a manifestare con immediatezza quell’emotività arida nel rispetto dell’altro e delle regole, sviluppando una mutua comprensione, spirito di amicizia e di solidarietà oltre al cosiddetto “fair play”. In un’ottica di prevenzione e supporto all’offender ed alla vittima è necessario enfatizzare il reciproco ascolto, valorizzando le diversità e le similitudini di ciascuno, il bisogno di essere capito, riconosciuto ed accettato, consentendo di direzionare i sentimenti verso obiettivi positivi, nell’ottica di un’integrazione.

Abituarsi alle emozioni è un ulteriore obiettivo da attenzionare, poiché rivivere e riconoscere le proprie ed altrui emozioni consente di connotarle come risorsa, nell’ottica di un cambiamento positivo. L’autocontrollo delle proprie azioni, generalmente etichettate aggressive e provocatorie, nell’ambito di tali fenomeni, attuato per ridefinire gli agiti secondo una prospettiva opposta a quella semplicistica negativa, utilizzando un contesto, come quello sportivo, che privilegia positività e reciprocità.

La pratica sportiva indicata consente lo sviluppo della resilienza, ovvero la capacità di “risollevarsi da una situazione altamente traumatica” (Ferenczi, 1934), rimettendo in gioco se stesso, nonostante la presenza di circostanze avverse; lo spirito di squadra, dunque la condivisione o cooperazione reale e non virtuale, con i compagni, porta ad una maggior resilienza. Lo sviluppo dell’ appartenenza al gruppo consente all’ ”io” di trovare un posto nel “noi”, favorendo la costruzione di relazioni interpersonali sincere e reali, diffondendo il principio dell’ uguaglianza, in quanto il gruppo sportivo si forma naturalmente e senza pregiudizi. 

Dall’accettazione del risultato, sia in quanto vittoria, sia in quanto sconfitta, si perviene ad un rinforzo del livello di autostima o, mediante la sconfitta, si comprendono limiti ed errori, mettendo in discussione se stessi per migliorarsi.

Un contesto sportivo, in cui il giovane è protagonista attivo della scena ed è chiamato a pensare al senso delle proprie azioni in relazione agli altri, diventando socialmente responsabile. Ulteriore obiettivo è l’ acquisizione dell’autoriflessività sulla giustizia delle proprie azioni, giungendo a trarre, dalle stesse, utili insegnamenti.

Condividendo il principio di trasferimento dei valori appresi in altri contesti, tale proposta, partendo da un contesto di alto interesse per i giovani, intende intervenire per la prevenzione e il supporto dell’offender e della vittima relativamente i fenomeni trattati, finalizzandola ad una corrispondenza fra il proprio modo di agire e sentire ed il modo in cui si deve o è opportuno farlo.

Il progetto prevederà 24 incontri dal mese di Luglio al mese di Ottobre con il conivolgimento figure professionali quali un pedagogista, un psicologo e criminologo, staff sportivo di kickboxing, un educatore e un coordinatore.

Ogni incontro sarà frequentato da 10 ragazzi/e dagli anni 11 ai 18
e avrà una durata di 2 ore.
Modalità organizzativa per ciascun incontro: 30 min di accoglienza e ascolto alla presenza di pedagogista/educatore e psicologo/criminologo, 1h e 15min di pratica sportiva (kickboxing) con lo staff qualificato, 15 min di restituzione-ascolto.
La promozione progetto sarà veicolata dai siti istituzionali dell’associazione Madarom e delle associazioni ed enti ad essa collegati, attraverso social media delle palestre coinvolte, da organi di stampa (a carattere locale: giornali di zona: vedi Milanosud, ABC Milano, Quattro etc.) e dalle scuole coinvolte.


L’ASSOCIAZIONE

L’ASD “Madarom” realizza percorsi sportivi con attività educative, motorie e formative multidisciplinari e i sviluppa attraverso dei laboratori professionalizzanti di co-progressione finalizzati allo sviluppo e alla produzione di attività di sviluppo e crescita personale attraverso lo sport.



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