Hate Map Rome

Una geografia romana contro l’odio

di ARCS Arci Culture Solidali APS

IL PROGETTO

Come si possono combattere discriminazioni e pregiudizi negativi, come respingere le parole che seminano paura? Come si può stimolare una partecipazione civica e al contempo un’inclusione sociale in una città come Roma?
Si odiano oggi ancora le categorie sociali più esposte ai cambiamenti e agli adattamenti necessari per superare l’attuale crisi pandemica: le donne e i migranti.
Si odiano in modo stabile gli ebrei, perché storicamente in ogni periodo di crisi, oggetto di intolleranza. Durante lo scatenarsi della pandemia da Covid-19, ansie, paure, difficoltà si sono affastellate nel vissuto quotidiano delle persone, contribuendo a creare un tessuto endemico di tensione e polarizzazione dei conflitti.

“Le parole sono importanti!” urlava Moretti – regista romano – nel suo Palombella Rossa, per fermare l’odio e favorire un linguaggio inclusivo. Lo sono anche le azioni, la cifra vera dell’impegno di una città, che diventa laboratorio di nuove dimensioni della convivenza. Più aperte, più inclusive, più capaci di prendere nota delle sfide alle quali il mondo complesso nel quale viviamo ci pone di fronte.

Le parole, innanzitutto, tracciano la semantica di ciò che siamo e di ciò che vogliamo essere. Le persone, la cui formazione è il primo, fondamentale passo per combattere stereotipi e pregiudizi negativi, padri nobili (o ignobili) dei discorsi d’odio; le comunità, perché unire esperienze e conoscenze, fare sinergia tra università, associazioni, terzo settore è oggi compito imprescindibile per un’amministrazione comunale che voglia efficacemente combattere i discorsi d’odio; gli spazi cittadini nei quali le persone si incontrano e le vite si intrecciano: dalle scuole ai Municipi, è qui che si sperimenta davvero la possibilità dell’inclusione.
E proprio dalle parole dobbiamo ripartire. Possiamo scegliere le parole che ci raccontano. Possiamo scegliere se dipingere il nostro essere umani come agglomerati di rabbia e risentimento o come individui aperti alla vita e al mondo. Possiamo scegliere le parole inclusive. L’obiettivo è combattere discriminazioni e pregiudizi negativi, respingere le parole che seminano paura: si chiama contro-narrazione, vuol dire cercare di tracciare una storia alternativa rispetto a quella che ci viene propinata dai cosiddetti “haters”.

Le cinque grandi macroaree individuate come target (donne, migranti, islamici, omossessuali, ebrei) fungono da focus per interrogarci, funzionalmente, sulla definizione linguistica di linguaggio d’odio nella geografia della città di Roma. Le parole possono essere tracce che assumono una forma visiva: ecco perché abbiamo ideato una nuova mappatura della città di Roma attraverso le parole che raccontano l’odio, la sofferenza di alcuni luoghi della città.
Alfabetizzare su cosa può significare l’hate speech, ecco cosa si propone essere HATE MAP ROME.
In un contesto nazionale in un cui non si hanno politiche forti in questo senso, un progetto partecipativo come HATE MAP ROME può rappresentare una forma di attivazione immediata e diretta di processi di attenzione verso svariate forme di intolleranza, odio e pregiudizio, rintracciabili quotidianamente anche nel linguaggio di chi ci sta intorno.

COSA E COME FAREMO:

Come si parla dell’odio e dell’intolleranza? Dove? Come si può stimolare una partecipazione civica e al contempo un’inclusione sociale in una città come Roma? Si odiano oggi ancora le categorie sociali più esposte ai cambiamenti e agli adattamenti necessari per superare l’attuale crisi pandemica: le donne e i migranti.
Durante lo scatenarsi della pandemia da Covid-19, ansie, paure, difficoltà si sono affastellate nel vissuto quotidiano delle persone, contribuendo a creare un tessuto endemico di tensione e polarizzazione dei conflitti.
Le parole sono fondamentali per fermare l’odio e favorire un linguaggio inclusivo, così come le azioni, la cifra vera dell’impegno di una città, che diventa laboratorio di nuove dimensioni della convivenza.

Abbiamo individuato sei grandi macroaree – donne, migranti, islamici, omossessuali, ebrei, disabili – con l’obiettivo di interrogarci, funzionalmente, sulla definizione linguistica di linguaggio d’odio.
Il target delle attività di Hate Map Rome – un progetto che nasce da un laboratorio di successo già sperimentato in città nell’ambito di un progetto di Educazione alla Cittadinanza Globale di ARCS – saranno giovani studenti: 2 classi di scuole secondarie superiori; 1 classe di studenti dell’accademia di belle arti di Roma.
Il progetto allargherà così il suo raggio di azione e coinvolgimento di giovani partecipanti, con l’obiettivo di diffondere il suo messaggio in più zone della città, riuscendo a raggiungere un numero maggiore di destinatari.

I giovani tracceranno una mappatura della capitale insieme all’artista Elena Bellantoni, attraverso le parole che raccontano l’odio, la sofferenza di alcuni luoghi della città.
Le diverse attività si svolgeranno all’interno di luoghi già individuati, come la Città dell’Altra Economia, e in diversi quartieri limitrofi: da Testaccio al ghetto ebraico, fino a Trastevere.

Un progetto, Hate Map Rome, che in primo luogo vuole esaminare il rapporto tra parole, pregiudizi ed immagini, costruendo una mappa collettiva. In secondo luogo, vuole restituire alla città delle opere artistiche, fotografiche.
Attraverso le attività – laboratori artistici e azioni di guerrilla art urbana – che intendono coinvolgere direttamente 30 giovani studenti e poi la cittadinanza tutta, si innescherà dapprima una reazione immediata e poi una riflessione su ciò che si vede e legge tramite i prodotti artistici creati e restituiti alla città.
Il doppio binario su cui si snoda il percorso di Hate Map Rome permetterà di maturare un percorso graduale sul tema del linguaggio d’odio: da ascoltatori di parole di chi è chiamato ad intervenire e testimoniare fatti o storie appartenenti ai luoghi toccati dalla mappa romana, fino ad essere artefici di un proprio pensiero critico sull’argomento, una propria idea di ciò che significa discriminare attraverso il linguaggio, celare pregiudizi dietro a parole, i motivi delle etichette retaggio di condizioni storiche e sociali che è tempo di superare, e le conseguenze, talvolta drammatiche, di tutto questo.

Le attività del progetto sono suddivise in laboratori e azioni di comunicazione online:
1. Laboratorio “Chi è dentro di me?”: Spesso possiamo avere la sensazione di essere giudicati per quello che non siamo e a nostra volta giudichiamo gli altri allo stesso modo. L’attività intende creare un’esperienza empatica per i partecipanti; discutere dell’impatto che stereotipi e pregiudizi hanno sulle persone; ragionare sul legame che intercorre tra stereotipi, pregiudizi e discriminazione; riflettere sull’importanza dei media e dei social nella costruzione di pregiudizi e discriminazioni; riflettere sull’importanza dell’empatia nelle relazioni reali come in quelle virtuali online.

2. Costruzione della Hate Map: in 6 luoghi non troppo distanti tra loro che hanno a che fare con delle “minoranze” di vario genere legate alla storia della città di Roma, i partecipanti si interrogano se ci sono delle parole d’odio legati a quel posto e quali. Il tessuto della città può infatti raccontare delle storie d’odio e di intolleranza. Compito dei partecipanti è quello di scrivere la parola su un foglio e fotografarla nel posto che credono sia legato alla parola scelta. Il secondo compito è quello di fotografarsi invece loro nel luogo con un foglio in mano (può essere sistemato come desiderano sul viso, sulla schiena o altro) con una parola di risposta alla prima. Dovranno poi spiegare perché hanno scelto quella parola e quel posto cosa evoca in loro.

3. Cittadini in Azione: i partecipanti sono invitati ad un’azione cittadina: dopo una selezione fatta con l’Artista – i ragazzi sono invitati a “tacchinare” (con colla da tappezziere e dei fogli stampati in A2) gli spazi cittadini che si trovano nelle zone coperte, ed affiggere le parole contro la geografia dell’odio.

4. Comunicazione: SOCIAL HATE MAP ROME, attività di comunicazione online sul sito e social network di ARCS (sito, FB, IG, TW – più di 23.100 follower su FB, più di 7200 follower su Twitter, più di 1400 follower su Instagram) con l’obiettivo di comunicare e disseminare ad un ampio pubblico di utenti gli obiettivi del progetto, le attività laboratoriali, i prodotti fotografici.

Destinatari diretti: circa 30 studenti
Destinatari indiretti: cittadini, utenti online (migliaia – per le attività online, si stima il raggiungimento di circa 25.000 utenti).


L’ASSOCIAZIONE

Nata nel 1985, ARCS Arci Culture Solidali APS è un’Associazione di Promozione Sociale di solidarietà, cooperazione e volontariato internazionale, fondata per iniziativa dell’ARCI, importante Rete nazionale del Terzo Settore.

ARCS si occupa di solidarietà e cooperazione internazionale, volontariato ed educazione alla cittadinanza globale, aiuto umanitario e accoglienza. Promuove nelle comunità processi di cambiamento sociale, educazione alla cittadinanza globale, alla pace e al dialogo interculturale e intergenerazionale, e di rafforzamento dell’ownership democratica. ARCS costruisce partenariati nazionali e internazionali basati sulla pari dignità e sul rispetto delle diversità e differenze, mettendo al centro della propria mission e della sua azione: la piena inclusione sociale, economica, lavorativa, culturale; l’affermazione e difesa dei diritti civili; l’empowerment di genere; la mobilità e la libera aggregazione; l’aiuto umanitario, la tutela e l’accoglienza; l’educazione e la formazione; la tutela dei beni comuni; la sostenibilità sociale e ambientale.
ARCS agisce per realizzare un mondo di diritti globali, di pace e di democrazia, giusto e sostenibile e per realizzare un’idea di solidarietà e giustizia sociale che parta dai bisogni concreti dei popoli. Gli strumenti che mette in campo sono molteplici: radicamento territoriale, solidità della rete di relazioni internazionali, competenze ed esperienze maturate nel campo della cooperazione, della cultura, dei diritti dei migranti e dei rifugiati. ARCS si dedica alla protezione dei diritti, alla tutela, valorizzazione ed empowerment sociale ed economico di persone vulnerabili con particolare riguardo a donne, bambini e bambine, disabili. Partecipazione e coinvolgimento sono alla base del percorso solidale di ARCS che si traduce in programmi di solidarietà e cooperazione internazionale con un rilevante partenariato globale. ARCS valorizza questo patrimonio relazionale nella partecipazione a consorzi, aggregazioni di interesse, fondazioni, reti e rappresentanze sociali.



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