IL PROGETTO

Il messaggio di comunicazione del progetto “Svelare in modo creativo la discriminazione” sarebbe: “Stop hate speech,ci sono e tu?”

Il progetto intende produrre una guida pratica digitale attraverso la pagine web dell’associazione e la creazione di sito ad hoc di sensibilizzazione per smascherare pratiche discriminatorie mostrando come diventare un utente attivo di Internet  che non “consumerebbe” passivamente contenuti discriminatori, ma agirebbe attivamente per combattere tali pratiche e il progetto coinvolgerà un informatico o blogger che rianimeranno la pagina e il sito web. 

La discriminazione si riferisce a commenti o comportamenti negativi che prendono di mira un gruppo o una persona vista come appartenente ad un certo gruppo. La discriminazione si riferisce direttamente o indirettamente a categorie sociali come genere, età, etnia, orientamento sessuale, e ha l’obiettivo di svantaggiare un individuo in nome della sua appartenenza reale o presunta ad una delle categorie. Il progetto mira a svelare o fare svelare i profili mascherati e disseminano in modo sottile i comportamenti discriminatori nel web.

COME?

Le tre fasi principali del Progetto riguardano la produzione, la sperimentazione e la condivisione del “pacchetto antidiscriminazione”, che aspira a diventare uno strumento integrato e interattivo, riportando le esperienze delle persone che lavorano con i giovani ma anche dal punto di vista dei giovani stessi su questo strumento di sensibilizzazione. Durante la prima fase (processo di inquadramento) gruppi di lavoro interdisciplinari (giovani, formatori, community manager) lavorano e discutono le possibilità di azione per combattere efficacemente qualsiasi contenuto discriminatorio sui social network. Questa ricerca costituisce una risorsa analitica messa a disposizione di tutti sul sito del progetto.

La seconda fase (azioni pilota) serve a testare la guida metodologica elaborata durante la prima fase, ma comprende anche attività creative e responsabilizzanti per i giovani tra i 15 e i 30 anni, compresi quelli identificati come in situazione di esclusione, membri di emarginati comunità o con maggiori probabilità di essere esposti a discriminazioni, sia online che nella vita reale. Pertanto, il progetto vuole dare voce a coloro che sono principalmente interessati al suo obiettivo e integrare le loro idee nella guida pratica.

La terza fase (comunicazione e disseminazione) prevede eventi di sensibilizzazione, con l’obiettivo di promuovere il progetto e i suoi risultati, inclusi nel “pacchetto antidiscriminazione”, uno strumento operativo che offrirà materiale innovativo, e creative al fine di supportare i più vulnerabili nella lotta alla discriminazione sui social network.

Parlare dell’odio sul web è nostro dovere, in quanto aspiriamo a poter lavorare in contesti meno ostili e con regole certe e non discrezionali. Si tratta di un argomento complesso che concerne aspetti sociologici e psicologici (quindi individuali) relativi sia alla vittima che al carnefice.

L’odio è un sentimento che esiste da sempre e che tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita. Tuttavia, sono tante le persone che non riescono a controllare queste emozioni e che oggi hanno trovato un luogo protetto e senza regole, nel quale dare sfogo alle proprie frustrazioni. Il web diventa, pertanto, un luogo riparato per tutti coloro che sentono la necessità di offendere il prossimo, poiché offre la possibilità di (non) mostrarsi dietro false identità: la creazione di account fake sui social network è infatti una delle prassi più utilizzate per diffondere l’odio.

I dati ci mostrano che in Italia il fenomeno dell’odio sul web è ormai diventato un problema con il quale tutti dobbiamo fare i conti. Violenza verbale, discriminazioni razziali, di genere, cyberbullismo, revenge porn, fake news generate con lo scopo di creare allarmismi e divisioni fra gli utenti del web che poi degenerano in discussioni violente.

Il razzismo e la discriminazione non sono fenomeni nuovi.

Anche se sono condannati pubblicamente, sono spesso tollerati online in un contesto più privato. Questi fenomeni hanno subìto una trasformazione, passando dal visibile al meno visibile (latente), e si manifestano soprattutto all’interno dei social network più diffusi. I giovani, che sono i principali utenti di questi siti, sono particolarmente colpiti ed esposti a messaggi razzisti o discriminatori, sotto forma di immagini, video o commenti che circolano sui social network. Gli utenti possono essere facilmente ingannati poiché forme camuffate di discriminazione si trovano spesso in discorsi che si dichiarano politicamente corretti, ma sottilmente a sfondo razzista e discriminatorio. Il progetto mira a sensibilizzare e affrontare in modo innovativo e creativo la discriminazione online, prestando attenzione alle forme di discriminazione latenti o non palesi attraverso la produzione, la sperimentazione e la condivisione del “pacchetto antidiscriminazione”, che aspira a diventare uno strumento integrato e interattivo, riportando le esperienze delle persone che lavorano con i giovani ma anche dal punto di vista dei giovani stessi su questo strumento di sensibilizzazione.


L’ASSOCIAZIONE

UABT (Unione delle Associazioni dei Burkinabè della Provincia di Treviso) nasce nel 2009 e raggruppa sei organizzazioni di cittadini Burkinabé del territorio che lavorano per promuovere iniziative di integrazione in Italia e per sostenere azioni di sviluppo rurale nelle comunità di origine in Burkina Faso.

LA NOSTRA MISSION.
UABT favorisce un’azione di coordinamento tra le associazioni aderenti, mantenendo viva la coesione
sociale tra gli associati e sviluppando progetti comuni e condivisi che rendano più efficaci gli interventi sia in ltalia sia nel Paese di origine.
L’Associazione raccoglie fondi attraverso i contributi di soci e partner e grazie alle feste culturali che organizza. I progetti vengono attuati con le organizzazioni dei territori tra cui: Coordinamento ANTEAS
Treviso, Associazione Wakokuma del Boulgou, Associazione Solidarietà Sabtengo, I Care Treviso, ONG Manitese, Associazione Solidarietà o Colori, Ligue culturelle des Jeunes du Burkina Faso.

LE NOSTRE ATTIVITÀ IN ITALIA
Tra il 2013 e 2014 IJABT ha partecipato al progetto lntegrazione, un’impresa di tutti, finanziato dalla Regione Veneto con l’obiettivo di favorire una reale inclusione dei cittadini di origine straniera a Treviso e nei comuni limitrofi. L’iniziativa ha coinvolto l’intera comunità, cittadini stranieri e italiani, e ha realizzato azioni di sensibilizzazione sul bilancio familiare partecipativo e sulla gestione del conflitto intergenerazionale.
Nel 2015 con il progetto I Care giving, finanziato dalla Regione Veneto, UABT ha formato alcune donne immigrate sui temi della cura: dall’alimentazione consapevole alla psicologia degli anziani. Nel 2016, sempre nell’ambito del progetto Fondazioni For Africa Burkina Faso e in partenariato con il Comune, è stato organizzato un corso di agricoltura biologica a Treviso per gli associati dell’UABT e per alcuni uomini e donne della comunità straniera. Dopo le lezioni teoriche, i partecipanti hanno messo in pratica le nozioni e le tecniche apprese con la realizzazione di un orto comunitario interculturale nel quartiere di San Paolo di Treviso. Dal 2015 al 2019, inoltre, l’UABT ha realizzato
l’iniziativa Cuciamo lnsieme le nostre culture che ha proposto
un laboratorio di sartoria per donne immigrate, nell’ambito del progetto lmmigrati Protagonisti in Veneto.

PROSPETTIVE FUTURE
lntendiamo proseguire il nostro impegno per l’integrazione della comunità burkinabè in ltalia creando nuove e durature collaborazioni con istituzioni e associazioni attive sul territorio. Contemporaneamente, vogliamo portare avanti e ampliare gli interventi a sostegno del nostro Paese di origine e delle nostre zone di provenienza e dare così una scelta alternativa alla migrazione attraverso lo sviluppo sociale ed economico.



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